domenica , 8 Dicembre 2019
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COMUNICATO DI SOLIDARIETA’ PER LA SCARCERAZIONE DI ALEJANDRO DIAZ SANTIZ

È finita.

22 lunghi anni fra il carcere di Vercruz, il reclusorio del Amate, il CERESO n°5 a San Cristobal de las Casas e infine il supercarcere federale di Villa Comaltitlan.

Incarcerato ingiustamente e poi torturato, vessato, ingannato e perseguitato fino al trasferimento punitivo a centinaia di chilometri dalla sua famiglia, che però non lo ha piegato.

22 anni durante i quali Alejandro Diaz Santiz ha fatto del carcere le sue montagne, della sua minuscola cella una barca che ha navigato mari lontani e sconosciuti, attaccando in porti amici dove ha incontrato complici, compagne e compagni, sorelle e fratelli.

Durante questi anni, incarcerato perché come tutti i reclusi in Messico è povero e indigeno, ovvero non può corrompere un giudice o comprare uno sbirro, Alejandro è diventato aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’EZLN, promuovendo in prima persona l’aggregazione e poi l’organizzazione e l’autoformazione dentro del penitenziario stesso.

Il suo impegno nel leggere il carcere come un campo di battaglia dove i ricchi incutono attraverso lo Stato l’esercizio del razzismo, della violenza di classe, dell’arroganza, e della sopraffazione, ha permesso da una parte ad altri e altre di alzare la testa e lottare per la propria dignità di esseri umani all’interno del carcere, e dall’altra ha suggerito qualcosa di ancor più grande e potente a chi dentro e fuori dal carcere ha avuto il privilegio di ascoltarlo : lottare per un mondo completamente diverso.

Studiando assieme, giocando a domino, festeggiando compleanni e battesimi, scrivendo lettere e bevendo caffè nello spazio strappato dai compagni all’interno della galera, divorando _tamales_ e biscotti, sudando sul campetto da basket del carcere siamo cresciuti assieme a te Alejandro, a Juan, a Pedro, a Rosa e gli altri _Solidarios de la Voz del Amate,_ ai _comuni_ e ai compagni del braccio e alla tua famiglia, aspettando di vederti finalmente lontano da quelle mura, con i tuoi cari, nelle tue montagne.

Finalmente Alejandro è libero e il nostro cuore è pieno di gioia, ma questo non placherà certo la nostra rabbia per un sistema infame che in ogni angolo del mondo, dal Chiapas all’Italia, sfrutta e poi calpesta gli ultimi e le ultime, rinchiudendone i sogni e umilandone legalmente la dignità.

Per questo continueremo a lottare per ogni compagn@ rinchius@.
Per ogni sopruso commesso dentro quelle mura.
Per distruggerele assieme, riprenderci la vita e tutto ciò che è nostro.

Benvenuto fra noi Alejandro!

¡Viva la vida, muera la muerte!

Fuoco alle galere!

Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l’Autogestione
Tessendo Autonomia (PIRATA):
Collettivo Zapatista di Lugano – Svizzera
Collettivo Nodo Solidale – Italia
Colectivo Nodo Solidale – Mexico
Aderent* individuali in Germania, Italia e Francia


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